Quante volte ti è capitato di ascoltare una persona e subito dire: “quello che dici è giusto” oppure “quello che dici è sbagliato” oppure cose del tipo: “tu sei buono, affidabile, sincero” o “cattivo”…
Quante volte ti è capitato di ascoltare una persona e ricordarti di una tua esperienza passata che ti risuona e ti concentri su ciò che vuoi dire e smetti di ascoltare il tuo interlocutore e sulla comprensione di ciò che viene detto?
Quante volte ti è capitato di parlare con il tuo capo o con un tuo collega che ti ha interrotto subito avendo la risposta pronta e sei rimasto perplesso su ciò che hai ottenuto? Ed hai pensato: non mi ha fatto finire neanche di parlare! Come ti sei sentito?
Spesso, in questo caso, gran parte di ciò che ci viene detto oppure che diciamo rimane del tutto inascoltato.
Quali sono le conseguenze emotive?
Ti sentirai certamente sottostimato, non efficace, stressato, deluso, incompreso.
Vuoi migliorare in maniera ottimale le relazioni personali?
Vuoi ottenere risultati strepitosi sul lavoro?
È NECESSARIO PRIMA DI TUTTO SAPER ASCOLTARE.
Non un ascolto qualsiasi, ma un ascolto consapevole ed attento ai bisogni dell’altro: “l’ascolto attivo”.
È la capacità di porre attenzione alla comunicazione dell’altro senza formulare giudizi.
È una competenza che si può sviluppare a partire dalla volontà di comprendere realmente l’interlocutore e di stabilire un’alleanza.
È un atto intenzionale che impegna la nostra attenzione a cogliere quanto l’altro ci riferisce sia in modo esplicito che implicito, sia a livello verbale che non verbale.
Richiede un grande impegno e doti di autenticità individuale e di accettazione di chi abbiamo di fronte.
Come sviluppare l’ascolto attivo?
• Stare in silenzio e prestare attenzione.
• Non giudicare.
• Comunicare la nostra comprensione.
Durante l’interazione, è importante fare capire che si è capito attraverso messaggi di accoglimento verbali e non verbali. Ad esempio, si può dire: “Ti ascolto”, “Continua pure” e inviare contemporaneamente segnali di assenso del capo.
• Evitare le distrazioni.
Mentre si ascolta, è bene evitare di distrarsi per consultare lo smartphone e il pc, o per svolgere altre azioni che disturbano l’interazione con l’interlocutore.
• Prestare attenzione alla comunicazione non verbale.
È importante osservare ciò che il nostro interlocutore esprime anche oltre le parole attraverso, ad esempio, il tono della voce, la postura e le espressioni del volto.
• Riformulare il contenuto per verificare di aver compreso.
L’ascoltatore può effettuare una verifica di quanto gli è stato comunicato attraverso l’utilizzo della riformulazione a parafrasi.
Consiste in una riformulazione sintetica dei contenuti del messaggio. Ad esempio, il parlante può dire: “Oggi mi sento a pezzi, non so perché”. L’ ascoltatore può rispondere attraverso la riformulazione a parafrasi: “Mi stai dicendo che oggi ti senti a pezzi senza sapere il motivo?”.
L’ efficacia dell’ascolto dipenderà dunque dall’ accuratezza con cui l’ascoltatore riuscirà a realizzare questi tre processi:
la ricezione del messaggio
l’elaborazione del messaggio
la risposta al messaggio.
Scopo dell’ascolto attivo è comunicare la nostra comprensione”.
Uno dei maggiori problemi riscontrati a livello relazionale nelle organizzazioni di vario tipo, è la manchevolezza di chi ricopre un ruolo dirigenziale o manageriale nel prestare attenzione ed ascolto ai propri collaboratori, ed anche la carenza di ascolto “attivo” tra i collaboratori stessi.
Questa carenza nell’ ascolto attivo può avere conseguenze negative sia a livello personale che organizzativo, causando l’insorgere di: abbassamento dei livelli dell’autostima o dell’ auto-efficacia; episodi di stress; incomprensioni o conflitti sul lavoro; errori o rallentamenti nel raggiungere gli obiettivi stabiliti. Infine, può compromettere l’immagine dell’organizzazione verso il cliente esterno.
L’ascolto diviene dunque una competenza chiave per gestire la comunicazione e le relazioni e per sviluppare il benessere all’ interno delle organizzazioni.
Nihil sub sole novum!