“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo.” Ippocrate.

Il padre della medicina, ben 400 anni prima della nascita di Cristo, aveva già compreso l’importanza dell’alimentazione in rapporto alla nostra salute ed al nostro benessere psico-fisico.

Siamo ciò che mangiamo: non dimentichiamocelo mai!

Come ci comportiamo rispetto al cibo?

Che rapporto abbiamo con il cibo?

Come mentalmente possiamo approcciarci ad una sana cultura alimentare?

Perché parlare di cultura alimentare e non di dieta?

La dieta, personalmente l’associamo a qualcosa che ha una durata limitata nel tempo e cioè ha un inizio ed una fine.

La facciamo con un obiettivo ben preciso e se siamo capaci e persistenti, in breve tempo raggiungeremo il nostro risultato. Penso agli sportivi che devono fare determinate competizioni, oppure perdere peso ai fini estetici.

Quando si parla di cultura alimentare, entriamo in contatto con i nostri valori. Penso ai diabetici, oppure alle persone che hanno delle intolleranze alimentari oppure a chi soltanto per una vita sana hanno delle convinzioni verso determinati stili di alimentazione (vegani, vegetariani ecc. ecc.)

Cambiare modo di alimentarsi è una pratica molto comune per chi voglia dare una svolta nel proprio stile di vita. Spesso però dopo poco tempo si perde quella carica iniziale e si ritorna nella routine quotidiana. E semmai si acquisisce anche più peso di quando abbiamo avviato il cambiamento.

Spesso che cosa accade che tranne per le persone che hanno specifici problemi noi cominciamo a fare una dieta e poi una volta raggiunto il peso desiderato spesso bisognerebbe continuare con una dieta cosiddetta di mantenimento.

La cena con gli amici, le feste di Pasqua, il pranzo della domenica, le merendine dei bambini ecc. e ci scordiamo della “dieta di mantenimento”.

Quale è il bilancio di questa esperienza?

È positivo o negativo?

Come vi sentireste?

Immagino Tristi, delusi, affranti, cominciando a pensare che il sacrificio che avete fatto non è valso a nulla.

Il nostro cervello si focalizza su una parte della nostra esperienza, che se è di dolore e di sofferenza, influenza la nostra volontà di ripeterla.

Analogamente per il piacere.

Quante volte mangiamo senza avere fame?

È il senso del piacere per il cibo che ci fa ripetere l’azione di mangiare senza avere fame. Il nostro cervello ci avvicina al piacere e ci allontana dal dolore e la ripetizione è più semplice e facile.

Come si fa per invertire questa tendenza?

Con i gradi di qualità e cioè cambi gradualmente una neuro-associazione da 0 a +10.

In effetti devi dare un punteggio a quell’esperienza passata ad esempio quant’è oggi la tua voglia di mangiare sano?… supponiamo un 0.

Chiediti perché 0?

Che immagini, che sensazioni, quali credenze associ a quell’esperienza?

Cosa puoi fare tu per arrivare a 2?

Su cosa puoi focalizzarti per portare la tua esperienza a 2?

Cosa puoi modificare di quel ricordo?

Magari comincio a mangiare le cose che più fanno meno male e che sono un po’ vicine al mio piacere.

E che mi fanno stare meno male

E così gradualmente fino ad arrivare a +10

In questo modo non sei più in balia del caso

Ma sai già cosa devi fare tu per portare quell’esperienza da un 0 ad un +10?

Recuperando il controllo della tua vita!

Soprattutto se pensi che il volerti bene abbia un senso in questa vita!

Nihil sub sole novum!

Lascia un commento